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xxxii prefazione del traduttore


dentemente non avrebbe un contenuto intuitivo, non intuirebbe e non potrebbe intuire nulla. La fantasia in tanto intuisce, in quanto forma ciò che intuisce, in quanto crea con la forma il contenuto dell’intuito. E poiché crea né più né meno come intuisce, è chiaro, che se ha intuito una cosa formabile con la parola, essa la forma con la parola, se formabile col suono, la forma col suono, se formabile col colore, con la pietra, col metallo, la forma col colore, con la pietra, col metallo; e via dicendo. Eppure il De Sanctis, sebbene padrone assoluto della scienza estetica e affatto consapevole dello sviluppo decisivo a cui l’aveva condotta, ha dimostrato cotesta sua consapevolezza più nell’azione che nella teoria, vale a dire più nell’applicazione diretta del proprio pensiero nella concezione delle sue opere, anziché in un sistema di estetica, che con l’esposizione sistematica e prettamente scientifica tagliasse netto con ogni possibilità di dubbio, di sopravvivenza di ambiguità o errori tradizionali del passato. Egli stesso, forse, davanti al rigore di precisione della raziocinativa scientifica smarriva i nitidi contorni della verità, che con cosi luminosa evidenza vedeva faccia a faccia con le opere d’arte, faccia a faccia col genio dei poeti e degli artisti: certo, ravviamento dato da lui, coi fatti, alla scienza, sarebbe rimasto coperto dall’incomprensione e falsificazione dei critici posteriori, se non fosse stato ripreso a tempo, ripristinato e illustrato nel suo intrinseco valore, in tutta la ricchezza della sua inesauribile fecondità.