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il mito e il senso dell’eterno 201


risognare un futuro risveglio. Fuori di cotesto abisso balzò la Riforma germanica, e nei corali della Riforma echeggiarono la prima volta le armonie germaniche della musica dell’avvenire. Il corale di Lutero risonò profondo, ardimentoso, sgorgato dall’anima, infinitamente umano e soave, cosi come il primo richiamo dionisiaco che traversò i folti del bosco rinascente all’approssimarsi della primavera. Gli rispose a gara il frastuono del festoso corteo sacramente protervo di quei tripudiatori dionisiaci, ai quali noi dobbiamo la musica tedesca, ai quali noi dovremo la rinascita del mito germanico!

So bene, che ora mi spetta di condurre il lettore, che mi segue con interesse, in cima a un luogo di meditazione romita, dove non avrà più di pochi compagni; e ve lo chiamo animosamente, perché abbiamo per appoggio le nostre splendide guide, i greci. Al fine di depurare la nostra conoscenza estetica, noi finora abbiamo mutuato da loro quelle due divine immagini, di cui ciascuna domina un mondo artistico a parte, e del cui reciproco rapporto e rafforzamento ci ha dato sentore lo studio d’iniziazione nei segreti della tragedia greca. Il dichino della tragedia greca doveva rivelarcisi come l’effetto di un notevole disgiungimento dei due istinti artistici primordiali; evento, il quale procedeva talmente d’accordo con la degenerazione e la trasformazione del carattere popolare greco, da indurci a gravi meditazioni, onde risulta, che nei loro elementi fondamentali l’arte e il popolo, il mito e