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178 capitolo ventesimo


alto come per un sommergimento nella luce dorata, tanto è pieno e fresco, tanto rigogliosamente vivo, tanto passionatamente immenso. La tragedia è assisa tra questa ridondanza di vita, di dolore di gioia, in un sublime rapimento, e ascolta di lontano un canto malinconico; il canto che le racconta della madre dell’essere, i cui nomi sono illusione, volontà, sventura. Si, amici miei: credete con me alla vita dionisiaca e alla rinascita della tragedia. Il tempo dell’uomo socratico è passato: coronatevi di edera, brandite il tirso, e non vi meravigliate che la tigre e la pantera vengano carezzevolmente ad accosciarvisi ai ginocchi. Oggi è l’ora di osare di essere unicamente uomini tragici; perché bisogna che vi liberiate. Unitevi al pellegrinaggio festoso di Dioniso dall’India alla Grecia! Armatevi a dure contese, ma credete ai portenti del vostro dio!