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le due universalità 141


quanto che i concetti comprendono solamente le fiume appena astratte dall’intuizione, e per cosi dire gl’involucri esterni tratti dalle cose, e sono dunque astratti nel senso vero e proprio, laddove la musica all’opposto offre il nucleo preesistente, intimo di ogni formazione, ossia il cuore delle cose. Cotesto rapporto può esprimersi esattamente col linguaggio degli scolastici, dicendo, che i concetti sono universalia post rem, la musica invece dà gli universalia ante rem, e la realtà gli universalia in re. Ma che in generale sia possibile il rapporto tra una composizione musicale e una rappresentazione visibile, ciò si fonda, come si è detto, sul fatto, che l’una e l’altra espressione, per quanto diverse interamente tra loro, sono però espressioni della stessa intima essenza del mondo. Quando nel singolo caso una tale connessione tra la musica e la rappresentazione esiste realmente, vuol dire che il compositore ha saputo esprimere nel linguaggio universale della musica i moti della volontà che costituiscono il nocciolo di un dato avvenimento, allora la melodia del canto, la musica del melodramma è piena di espressione. Ma l’analogia scoperta dal compositore tra quelle due manifestazioni dell’essenza del mondo, bisogna che sia nata dalla conoscenza immediata della medesima essenza, all’insaputa della sua ragione; non deve essere minimamente un’imitazione condotta per disegno cosciente e prestabilito, mediata per mezzo di concetti; altrimenti la musica non esprime l’intima essenza, non esprime la stessa