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prefazione del traduttore xxiii


gnon, Nerina, Silvia, creature del sogno che la poesia ha fatto reali e immortali, come ha fatto reali e immortali le armonie sognate nei raccoglimenti puri dell’anima. Senza andare alla rifrusta dei soliti aneddoti, che il più delle volte menano al solito convenzionalismo congetturale letterario, arguiamo fino a qual segno il giovine Nietzsche fosse sensibile alla musica, da ciò che egli stesso dice a proposito del Tristano e Isotta (cap. XXI). Dice, che se non soccorresse Apollo salvatore, ossia se non ci fosse la visione rasserenante dello spettacolo drammatico; se si ascoltasse la sola musica senza l’ausilio dell’azione scenica, non si reggerebbe alla potenza dionisiaca del terzo atto del Tristano, si morrebbe. Una cosi passionata capacità di sentimento musicale ci fa comprendere che cosa dové avvenire nella mente giovanile dello studioso, quando apprese la prima volta la teoria schopenhaueriana della musica; ci fa comprendere, se il filosofo giovinetto abbia potuto un solo istante dubitare, che il suo cuore messo in ispasimo e struggimento dalla divina Euterpe, non fosse rapito in tal vertigine di gioia e di angoscia perché fremeva tutto alla voce rivelatrice uscita dalle segrete latebre del cuore stesso del mondo! Apprendere quella teoria e sentirla subito come una rivelazione, che spiegava l’intimo arcano del proprio sentimento musicale che altrimenti pareva inesplicabile; apprendere la teoria e farla propria, era naturalmente tutt’uno. Per due lingue di fuoco l’ac-