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xxii prefazione del traduttore


abbia, per cosi dire, anche il temperamento e il carattere impastati di senso cromatico, e che in ogni cosa che lo circonda e di cui sente parlare e in ogni fatto presente e passato non colga e

non intenda e non capisca altro che il colore; e figuriamoci costui, che un bel giorno venga a sapere, che un grande filosofo ha sentenziato che la luce, vale a dire il colore, è l’anima del mondo; or bene, ci stupiremmo noi, se cotesto pittore nato si mettesse di botto anche lui a filosofare, diventasse un filosofo sui generis, e sostenesse con tutto l’ardore di una persuasione irrefragabile, con tutta la forza di verità della sua vita, sostenesse e proclamasse che il colore è l’essenza del creato, e che la scienza del colore è la chiave magica che apre il mistero dell’universo?1 Negli anni procellosi, affascinanti e pur così duri a passare, della giovinezza, ricorrono periodi in cui la sensibilità all’arte, specialmente alla poesia e alla musica, è esasperata fino al parosismo, fino alle forme morbose, che travolgono all’Orco tante generose alme di eroi mancati: i Chiari di Luna, i Notturni, le Pastorali, le Marce Eroiche aprono l’arrolamento dei monaci e dei suicidi non meno di quelle povere innocenti che sono Giulietta, Ofelia, Lotte, Mi-

  1. Ciò che Nietzsche dice della musica, cioè del suono, si può dire anche del colore, della linea, del numero ecc. Il lettore comprenderà meglio il veleno dell’argomento, quando avrà letto il cap. XXI, dove l’autore parla delle anime musicali, dei «parenti della musica». Io ho fatto non più che una parafrasi.