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78 capitolo ottavo


ed arte; musico, poeta, danzatore tutto in uno, e contemplatore di spiriti.

Secondo questa teoria e secondo la tradizione, Dioniso, che è il vero e proprio protagonista scenico al centro della visione, in principio, nel periodo più antico della tragedia, non esiste veramente, ma solo viene ideato come se realmente ci fosse; vai quanto dire, che originariamente la tragedia è unicamente «coro» e non già «dramma». Solo più tardi si vinse la prova di presentare il dio come un personaggio reale, e di fare accessibile a ognuno l’immagine della visione insieme con la sua cornice trasfigurante; e cosi ebbe inizio il «dramma» propriamente detto. Nel quale il coro ditirambico riceve l’ufficio di movere fino al grado dionisiaco l’animo degli spettatori, in modo che, quando l’eroe tragico compare sulla scena, essi non vedano qualcosa come un uomo grottescamente mascherato, ma l’immagine propria della visione sorta dal loro stesso rapimento. Figuriamoci Admeto in preda al profondo sentimento della sposa Alceste troppo precocemente perduta, consumarsi nel rievocarla in ispirito; quando all’improvviso gli si fa innanzi velata una figura di donna che ha la stessa statura e lo stesso passo: figuriamoci il suo tremito repentino e la perplessità, la sua assomigliazione fulminea e la sua istintiva persuasione; e abbiamo cosi un quissimile dell’animo, con cui lo spettatore dionisiacamente eccitato vedeva comparire sulla scena il dio, con le passioni del quale era già divenuto tutt’uno. Egli involonta-