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NOVELLA XXI


  • Manfane, Tanfane e Zufilo


C'era una volta tre fratelli, e si chiamavano per nome Manfane, Tanfane e Zufilo; ma Zufilo 'gli era piuttosto 'mbecille che no al paragone di quegli altri dua maggiori, che erano dimolto furbi. Tutti questi fratelli facevano, come sarebbe a dire, l'arte di rallevare capi di bestie grosse, vacche, manzi, vitelli, tori, e la mandria la tienevano in combutta, insenza divisioni, ma ugni cosa assieme. Un giorno Manfane e Tanfane, che volevano diventar padroni dispotichi di tutta la mandria insenza farne parte al fratello più piccino, gli dissano a questo con furbizia, perché lui 'gli era giucco: - S'ha a partire la mandria. Un rinserrato per uno; i capi che ci vanno dientro saranno di chi ène il rinserrato. Si trovorno d'accordo in sul patto, e ognuno si mettiede di bona voglia a fare il rinserrato. Quelli di Manfane e di Tanfane erano di belle frasche tutte verdi e fronzolute, e Zufilo trascelse 'n scambio per il suo de' pali secchi e delle frasche insenza fogliame; sicché dunque la mandria 'gli andette tutta ne' rinserrati di Manfane e di Tanfane, e nel rinserrato di Zufilo non c'entrò altro che una vacca magra, che gli si vedevano tutte le costole. Zufilo disse allora alla moglie: - Che se ne fa egli di questa vacca secca allampanita? Nun ène forse più meglio ammazzarla e venderne poi la pelle in nella città? - Sì sì! - disse la moglie. - Ammazzala la bestia, che la si venderà a caro prezzio. Zufilo dunque diede di piglio a un coltello e scannò la vacca; e poi la scorticò per bene, e il coio lo fece seccare al sole, e quando il coio fu rasciutto, lui se lo metté in sulle spalle [206]