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NOVELLA XI


  • Zuccaccia

(Raccontata dalla Luisa vedova Ginanni)


A un Re che aveva moglie, questa gli s'ammalò a un tratto, sicché in pochi giorni lei 'gli era vienuta in fin di vita; il Re, disperato, steva sempre al capezzale del letto a assistere la su' donna e diceva: - Cara consorte, se tu mori, i' nun vo' più donne d'attorno. I' ti prometto di restar vedovo e piagnerti insin ch'i' campo. La moglie però gli arrispose: - Caro sposo, questo poi no, nun lo dovete fare. I' vi lasso una bambina sola, e vo' siete in nell'obbligo d'avere un erede mastio al trono. Dunque ripigliate moglie; ma pigliate una donna di par vostro, e che gli stia 'n dito quest'anello. E 'n quel mentre che parlava accosì, lei si cavò l'anello da sposa e lo diede al Re, e doppo pochi mumenti rese l'anima a Dio. Il Re lo pigliò l'anello, ma, tutto addolorato per la morte della su' moglie, lo mettiede in una scatolina dientro 'l cassettone e nun ci ebbe sopra più il pensieri, perché lui propio nun voleva daccapo riammogliarsi. La figliola del Re, che alla morte della mamma avrà forse avuto dieci anni, cresceva intanto a vista d'occhio bella e svelta, e la tieneva custodita e in guardia la balia, che da piccina l'aveva rallevata. Quando poi la fu in su i diciassett'anni, un giorno rifrucolando per un vecchio cassettone, trova la scatolina con l'anello che il su' babbo da tanto tempo ci aveva serrato. - Bellino, bellino! La lo piglia e se lo infilza in dito, e gli andeva tanto, che pareva fatto apposta per lei. Subbito la ragazza tutt'allegra corre da su' padre e scrama: - Babbo, babbo! [