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292 il denaro


dolce tempo era stato il conte Sergio. Ma dov’erano il principe Azzurro e la principessa Maria?... Nanna e Ninna eran lontane e avevan forse tutto dimenticato; e la principessa Olivia, pallida, trasognata, male in arnese, con le scarpe rotte, col viso così scarnito che la violenta quadratura delle mascelle vi si scolpiva come in un teschio, si trovava premuta dalla necessità di un’occupazione, comunque fosse, che immediatamente le procurasse il pane.

— Ascoltami, piccola — cominciò a dir la signora, con rude ma calda cordialità. — Hai pensato alla tua condizione?... Sai quel che devi fare?...

Silenzio. Grandi occhi torvi, fissi.

— Tu non puoi continuar gli studi. Lo sai benissimo da te. Potresti dar lezioni private; ma, senza diploma, è un affar serio: non è un pane sicuro. Poi, hai un certo caratterino!... E lavorare bisogna: mantenersi, pagar la pigione. Già codeste due stanzette, noi che non vogliamo saperne d’inquilini, le avevamo lasciate alla tua mamma per una miseria all’anno, unicamente perchè ci allattò la Ninna, prima di entrar nella fabbrica. Ma regalar-