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UN RIMORSO.
In una città straniera, sotto il denso frascame odoroso del chiosco d’un giardino d’albergo, mentre un’inquieta notte d’estate nascondeva le sue stelle dietro ondeggiare e palpitar di nuvole, io ebbi da una donna una confessione terribile.
Vi è per la confessione, come per l’amore, un dato momento psicologico. Io mi trovavo, per caso, in quel momento, accanto a quella donna. Forse, guardinga per necessità, da troppo tempo schiava del proprio segreto, ella preferì schiuder l’anima alla compagna d’un giorno, estranea alla sua famiglia, estranea al suo paese, e che l’indomani sarebbe scomparsa dall’orbita della sua vita.
Come e per quale occulta ragione di sim-