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giornaliera per il pane, lotta brutale senza gloria e senza compensi, che aveva spento in lui qualunque concetto d’umanità per sostituirvi l’idea del bisogno — e concludeva, accasciandosi nella sua impotenza: Fin che la dura!...

La moglie di un affittaiolo, impietosita al caso della povera ragazza, la fece venire da lei tutto un inverno, incaricandola di sorvegliare i polli e di portare l’acqua e la legna. Parve che Angelica si sottomettesse docilmente; qualche volta mostrava anche un barlume di intelligenza, che però svaniva subito in uno scoppio di risa infantili e in quel suo modo di guardare fisso, insistente, pieno di una inconsapevole sfrontatezza.

Si faceva sempre più bella, bianca, di forme piene se non eleganti; quando rideva, co’ suoi dentini aguzzi, era piacevole oltre ogni credere; aveva due pozzette nelle guance fresche e rosee come pesche duracine.

— Badate — aveva detto una volta al padre la moglie dell’affittaiolo — la vostra ragazza è in pericolo. C’è Gaetano lo zoppo, quel cattivo arnese, che la pedina alla sera quando torna a casa.

— Guà! — rispose il contadino divenuto stoico in mezzo alle sofferenze — se è destino, lui o un altro!

In quel torno la buona massaia si occupò per far ritirare Angelica in un ospizio di carità. Ne