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Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/36


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vello affatto a desiderare le lotte, le ansie, i martirii della vita, io che posso trascorrere giorni placidi in mezzo a tutte le gioie!

Ebbene, cosa vuoi? non mi piacerebbe una vita assolutamente pacifica, una vita senza tempeste, senza amore e senza lagrime. Temo che il destino abbia a volermi troppo bene. Che gusto c’è ad accettare una felicità che non costa nulla?

Guarda; il primo giorno che sono arrivata qui, scorrazzando per il parco, ho trovato un giovine salice spezzato dal vento; io lo raccolsi, lo raddrizzai, lo feci puntellare dal giardiniere e vi strascinai sotto colle mie mani un tronco d’albero, sul quale vado a sedermi spesso e dove mi compiaccio più che nella gran sala del palazzo.

È tutto orgoglio, sai?

L’idea che io ho raccolto quel povero salice, che l’ho salvato da una morte certa, che deve a me sola di poter bevere ancora le ondate d’aria libera e agitarsi al sole; questa idea esclusiva, egoistica è quella che me lo fa amare.

Non lo direi a suor Orsola, veh? Ma per te non ho segreti; ti racconto tutto, proprio tutto.»

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«Non puoi lagnarti di me. Quando ti ho scritto l’ultima lettera? non più di quindici giorni al certo.