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Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/28


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tunno, mentre la luna folleggiava attraverso i rami sfrondati degli alberi...

Trent’anni! L’erta fiorita le stava già alle spalle e dal culmine che ora toccava, l’occhio spingevasi sull’opposta china, aspra, rocciosa, arida, senza fiori, senza fronde, senza sorriso di cielo, senza bagliori di dorati orizzonti.

Nel passato la vita serena e lieta; l’amore e la speranza, la gioventù e le illusioni — nell’avvenire tristezza, vecchiaia, morte.

Oh, se sul margine di questo sentiero fatale ci si presenta insperato un fiore, se una stilla di ambrosia si ritrova ancora nelle frondi molli di rugiada, con che rabbia appassionata si coglie quel fiore, con che smania delirante si contende alla terra quella goccia d’acqua!

La baronessa pensava, guardando le foglie che cadevano ingiallite a’ suoi piedi, pensava guardando l’ultima rondinella che fendeva un lembo di cielo azzurro, pensava ascoltando l’acqua scorrere... e un brivido di terrore le gelava il sangue.

Poco tempo dopo, chiusa nel suo salotto, discorreva col parroco — unico amico in quella solitudine — e il parroco la intratteneva di un giovine parente, povero, dotato di talento e di intelligenza rara, ma senza appoggi, senza conoscenza del mondo, abbandonato a sè stesso e al caso.