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Movimenti incerti, gesti convenzionali, una timidezza ombrosa, un fare da monachella misto all’insofferenza selvaggia di un fanciullo cresciuto lungi dalla gente — aveva spirito? — aveva talento? La sua fronte liscia e diafana non lasciava scorgere alcun pensiero, e i ricciolini biondi che l’incorniciavano, scossi dal vento, parevano spiritelli giulivi destinati a cacciare ogni ombra da quei candidi avori.

Era lieta, era fresca. Non era bella, ma non se ne curava.

Più tardi conosceremo il suo cuore e il piccolo mondo di idee, di speranze e di aspirazioni che si era raggruppato, durante i silenzi del chiostro, nel suo cervello di sedici anni.

Per ora lasciamola correre fidente e serena — inconscia della cattiva impressione che aveva lasciato nel marchese — felice del suo vestito a righe che disegnava spietatamente le mancanze del busto — fiera de’ suoi guanti bianchi troppo larghi e della rosa rossa che strideva in mezzo alle tre vereconde treccie.

Dirò anche ch’ella aveva un paio di scarpine strette che la facevano beata?...

Cara e innocente fanciulla! Il mondo le schiudeva per la prima volta le sue porte inghirlandate di fiori e il seducente olezzo la inebbriava.

Chi non ha gustato le delizie di quei vergini


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