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Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/143


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sione che la divorava, non vi poterono essere limiti — e lei, così superba, giacevasi prostrata, avvilita, umile, come l’infima delle creature. Parole sconnesse, prive di senso, uscivano dalle sue labbra miste a singhiozzi e a proteste d’amore.

Conveniva por fine a una scena soverchiamente dolorosa per entrambi.

Con un movimento risoluto, Luigi la prese per un braccio costringendola ad alzarsi, e placidamente severo disse:

La vita è fatta per operare, non per sognare; è fatta per il dovere, non per la passione. Queste parole di un gesuita voi me le diceste una sera... ed io ve le ripeto. La catena che ci avvinse per dieci anni è spezzata. Il primo anello si sciolse il giorno che Diana, innocente e pura, fece battere il mio cuore d’un affetto senza colpa — l’ultimo lo infrango ora e lo getto ai vostri piedi.

Un grido straziante uscì dal petto della baronessa; volle lanciarsi verso Luigi, ma egli l’arrestò.

— Basta, signora. Il passato è morto, e nell’avvenire non c’è più posto che per l’oblio. Io vi perdono a questo patto.

Oh! dove era il giovane timido e vergognoso, il giovane che tremava e che ubbidiva?

Un lampo di superiorità virile rendeva più bella la sua fronte pensosa e mesta; egli era padrone, sì,