Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/131


— 125 —


— Ti occupi molto di Enrico — interruppe Luigi con ironia — non ho mai saputo che ti piacessero tanto i bambini!

Diana tornò a guardare suo marito con un po’ di maraviglia e di inquietudine. Ma Alessio, che era lungi dall’immaginare i sospetti dell’amico, trattò la cosa da burla, e si pose a canzonare l’eccesso dell’amore paterno, che rende gelosi ed egoisti.

Enrichetto terminò la scena gettando grida di allegrezza, e fece subito pubblico atto di possesso strappando una gamba al burattino per vedere cosa c’era dentro.

I giorni seguenti Luigi si frenò — la repressione era nel suo carattere — ma il suo contegno diventò freddo. L’antica malinconia ricomparve, i suoi sguardi tornarono a farsi distratti, pensierosi; parlava poco, sorrideva con isforzo — del resto, nessuna osservazione.

La baronessa lo spiava anelando a una confidenza da parte sua, ma la confidenza non venne.

Povero cuore di sensitiva che si rinchiude al menomo tocco, incapace di lottare, incapace di resistere, forte solo per morire! Eroismo passivo nato da un complesso di difetti e di virtù, fra i quali l’orgoglio non ha posto radice.

Egli si era creduto felice e libero. Come lo schiavo che ha infranto la sua catena, aveva alzato anche lui