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Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/114


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mava tenendolo per le manine, quasi avesse a fuggirle — fa che io veda ancora que’ tuoi cari occhioni fissi nei miei, fa che io senta il battito giulivo del tuo cuoricino quando ti abbraccio e che tu mi saltelli sulle ginocchia. Enrico, vivi!

Si curvava sulla sua bocca infiammata sperando di potervi infondere più dolce respiro, e tale era lo struggimento, tale l’affanno che la divorava, da non udire nè vedere più nulla all’infuori di quel bimbo malato.

Luigi divideva tutte le sue ansie.

La culla del pargoletto li riuniva in un solo, intenso pensiero — accadeva sovente che, curvi entrambi a contemplarlo, le loro mani si incontrassero sul piccolo capezzale. Luigi allora teneva stretta fra le sue la mano di sua moglie, e un filtro arcano, possente svolgevasi da quel contatto che silenziose lagrime idealizzavano — mentre dal suo lettuccio di dolore il fanciullo sorrideva guardandoli.

Una notte egli era molto aggravato, e i due sposi lo vegliavano non osando comunicarsi i loro timori, ma sospirando con indicibile angoscia.

— Luigi, disse Diana ad un tratto, vi è forse uno di noi che non è degno di quest’angelo... ed è per punirci che Dio vuole rapirlo?

Un brivido corse per le vene di Luigi. Guardò sua moglie, il cui limpido sguardo rifletteva purezze di cielo, e non osò rispondere.