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Ogni vagito del bambino, ogni bacio che Luigi stampava sulla sua fronte, uno sguardo, un sorriso ricambiato con Diana, tutto era motivo di fermento per il cuore inasprito della baronessa.

Senza accorgersi essa diventava uggiosa.

Un malcontento perenne dipingeva la sua faccia colle tinte giallastre della bile, e dava alla sua pupilla dei riflessi felini che facevano strillare il piccolo Enrico. Egli si rifugiava allora contro le guance rosee della mamma, e Luigi lo seguiva con occhio pensieroso.

Il giovane padre comprendeva e taceva, ma Diana non poteva rendersi conto del mutamento di sua zia. L’aveva conosciuta seria e devota, ma anche amabile e affettuosa — perchè s’era fatta così irascibile? Diana vi meditò qualche tempo, e finì col persuadersi che fosse una crisi dell’età.

Intanto era finito l’inverno; il progetto di andare alla villa fu rimesso in discussione, e si stava combinando il modo di partire tutti, compreso Luigi, quando il piccino ammalò.

Oh! le paure di Diana in quei giorni!

Nessuno riusciva a strapparla dalla culla, dove ella mirava con trepidazione i movimenti di suo figlio, i subiti rossori, il respiro affannoso, i labbruzzi aridi e disseccati dalla febbre.

— Non morire, non morire, mio angelo! — escla-