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desiderio di farsi schiacciare e calpestare da lei. Disse appena: «Oh! signora!», ma con tale smarrimento negli occhi, che Lilia trasalì di gioia. «Come è giovane! — pensava. — Come è giovane!»

Ma per quanta dolcezza provassero a conversare insieme, ne provavano anche una maggiore a guardarsi tacitamente, con una intuizione sibaritica di tutti i piaceri che avevano dinanzi e della voluttà di centillinarli adagio adagio. Era già un incantamento così soave quello di trovarsi vicini, di leggersi negli occhi la reciproca ebbrezza, di misurare quasi le proprie forze e sentirsi uguali, che non volevano domandare di più all’attimo fuggente. Incominciava per essi il meraviglioso inganno: la passione che tutto tramuta, anima e sensi. Lilia la conosceva già, ma non a quel modo. Dal poco che le avevano rivelato le lettere di Ippolito e dalla sua schietta e vigorosa bellezza le veniva un profumo singolarmente eccitante di erba montana, di dittamo che nessun giardiniere aveva coltivato, che odorava di una essenza aspretta e selvaggia piena di eccitamenti nuovi; e tutto ciò che vi era in lei di buono, di nobile, di ancora puro, si raddrizzava con un violento bisogno di comunione dove lo spirito aveva, forse per la prima volta, una parte preponderante.

Qualche parola dissero ancora; parole comu-