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IX.

— .... Se è vero che il mondo è un pantano pieno di vizi non si può negare che abbia le sue vette. E là che bisogna rifugiarsi.

— Di chi è don Peppino questo pensiero morale?

— Ma... credo che sia mio.

— Forse vi ingannate. Ho letto qualche cosa di simile in Campoamor.

— Anche questo può darsi.

Tre giovinotti che ascoltavano in piedi il dialogo dei due amici si posero a ridere.

Il teatro dell’azione era il salotto di Lilia; i due amici don Peppino e il giornalista: i tre giovinotti nuove reclute fatte nella società elegante dove, in memoria di una caricatura del Journal amusant, li avevano soprannominali Guy, Gontrand e Gaston. Da quindici giorni essi facevano la loro corte in regola alla signora del luogo, indivisibili, pensando che l’unione fa la forza, mediocremente interessati alla riuscita parziale, purchè uno riuscisse, per l’onore della triade. Ritti accanto alla finestra del balcone aspettavano che Lilia rientrasse, ma Lilia che trovavasi in buona compagnia non si curava affatto di loro. Tratto tratto uno de’ tre metteva fuori la testa