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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/98

74 Una giovinezza del secolo XIX

prima volta una differenza fra refe e cotone, mi sentii ferita in quel sentimento di verità e di giustizia, che era in me profondo e che doveva farmi tanto soffrire anche in seguito. Era il medesimo sentimento, osservato da mio padre quando scriveva alla mamma, che mi acquietavo nelle mie ire infantili solo se corretta con amorevolezza ragionandomi del mal fatto. L’amorevolezza, che non è possibile negare a una donna la quale negava tutto a sè stessa per dare agli altri, la zia Margherita l’aveva in fondo al cuore; ma l’adolescente, che io ero ancora, non sapeva discernerla nell’ammasso di bruscherie e di violenza che la rendeva ingiusta, ponendola nella luce meno favorevole di tutte dinanzi alla mia sensibilità, alla mia timidezza, al mio ardente bisogno d’affetto. Se in certi momenti, nei quali la punta acuta delle sue pupille sembrava ammorbidirsi in un raggio di benevolenza, osavo gettarle le braccia al collo chiedendole un bacio, ella voltava subito la faccia dall’altra parte mormorando nel suo dialetto: "Sciocchezze, sciocchezze ".

Dove avrei io trovato un bacio? "Aprile senza fiori, infanzia senza baci" dice una vecchia canzone malinconica. E come dice vero! Il bacio è ai fanciulli ciò che la rugiada è al fiore,