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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/55


Una giovinezza del secolo XIX 33

settecento, un Brustolon da un Fantoni, un lavoro d’autore da un nulla di nulla; ma io amo tutte queste cose che hanno vissuto, dove palpita tanta parte di umanità, sola sopravvivenza di tanta gente morta. L’uomo colle sue passioni e colle sue illusioni, colle sue ebbrezze e co’ suoi dolori è scomparso, la cosa è qui; essa racchiude parte della sua anima, del suo pensiero, della sua volontà; lo strumento ha cessato di lavorare, ma l’opera è salda nel tempo; l’amore che noi le portiamo è la segreta rispondenza all’amore che l’ha creata. È certo che il piccolo bacherozzolo trotterellante dietro alla nonna non faceva queste riflessioni, ma la mente del fanciullo è pari al vetro di una negativa, dove il viaggiatore raccoglie le fuggevoli impressioni che incontra sulla sua strada e che sviluppa più tardi cogli acidi dell’esperienza.

Negli stanzini della nonna attirava particolarmente la mia attenzione uno di quei cofani ricoperti di velluto con leggiadre applicazioni di ferro battuto, nei quali le spose di una volta tenevano il loro corredo. Dolorose circostanze mi privarono per lunghi anni della sua vista; mi riapparve dopo la morte della nonna nell’ora triste e volgare della divisione delle spoglie, e siccome nessuno lo voleva, così tarlato e spelacchiato neppure come cassa da