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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/279


Una giovinezza del secolo XIX 251


in me la pensosa anima di mio padre. A mezzo secolo dalla sua morte io lo interrogo ancora e più che mai mi rammarico di non aver prese maggiori notizie su di lui da quel vivente archivio della famiglia che era stata la zia Margherita. Ebbi, però, recentemente la fortuna di trovare un grosso volume di lettere dove figurano quasi tutti i miei parenti e la gioia della scoperta fu tale che dura tutt’ora, mettendomi nella comunione così intima della corrispondenza epistolare, non solo con quelli fra essi che conobbi ed amai, ma anche con altri morti prima che io nascessi.

Che fascino sottile hanno le lettere dei morti? Si pensa al momento in cui le scrissero, lo si rivive insieme, si dice: "Mai più immaginava che io dovessi leggerla!" Ci prende uno scrupolo, un tremore riverente di fedele in presenza di una reliquia. Come si aprono adagio per timore di sciuparle! E si fanno delle scoperte, troviamo delle sorprese; un nome, una data, un accenno che ci rischiarano su tante cose passate; sorrisi e lagrime di vita vissuta, cuori dei nostri vecchi che si aprono a noi dai loro sepolcri.

Lettere intorno al 1830 - 40 della mia mamma in collegio alla mamma sua ed alle sorelline; foglietti rosei od azzurri e nelle grandi circostanze