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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/277


Una giovinezza del secolo XIX 249


profonda, cinti dal misterioso silenzio delle solitudini.

Dovrei lagnarmi della vita se, ad onta, dei limiti ristretti tracciatimi dal destino, ebbi tutto il possibile di ciò che mi piacque? Non ho io conosciuto gli slanci dell'anima verso la bellezza infinita e le divine estasi del pensiero, accostandomi riverente alla comunione dei grandi? Quale rovescio di fortuna, fra quelli che da un giorno all'altro distruggono la felicità di una famiglia, potrebbe togliermi la inenarrabile dolcezza delle ore trascorse nell'estasi di un sogno? Ed anche oggi, che tutto è finito, che i miei giorni si chiudono nel dolore e nello spasimo, ti benedico mille volte o vita, poi che tu mi donasti i due grandi beni spirituali di poter pensare e di saper amare. Nata idealista muoio nella fede ideale. Tutte le colpe del mondo non riescono a provare che la virtù non esiste; il solo desiderio che noi abbiamo di essa è un segno della sua presenza fra gli uomini.

Vedere solamente il male è una manchevolezza di chi guarda, non un errore della natura. Noi possiamo essere tanto sfortunati da non incontrare, nel corso della nostra esistenza, un solo campione che ci faccia credere nel bene; ma come avremmo noi coscienza di questo bene se non lo