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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/262

234 Una giovinezza del secolo XIX

passare negli stretti vicoli che precedevano la casa di mio fratello, nella quale potei finalmente entrare solo dopo di avere sfangato un mezzo metro di neve per praticarmi un passaggio.

C’erano tutti e due i miei fratelli, e dall’espressione dei loro visi, compresi che tutto era finito. Mi confermarono che era morta nella notte e prima di entrare in altri particolari, vedendo che gocciolavo da ogni parte, mi trassero dinanzi al caminetto acceso e lì stettimo noi tre, soli superstiti della nostra famiglia, a ragionare di tante piccole cose lontane che in quel posto e in quell’ora acquistavano una trasparenza di rivelazione. A un tratto Luigi mi disse: "Vuoi vederla?" "Certamente" risposi, ma le forze non erano con pari prontezza sicure e il cuore mi palpitava di pietà. Tuttavia volli rimanere sola colla mia cara morta.

Volli che ella mi vedesse in quell’attimo di suprema verità. Giaceva bianca e morbida nella cassa aperta. Un leggero gonfiore intorno alle guancie le aveva raddolcito i contorni, rischiarata la carnagione. Il suo volto asciutto, tormentato dall’ardore, si era composto nella divinità della morte. Nessuna traccia più delle sue collere violente, nè de’ suoi sarcasmi. O mia Màrgula cara, Dio, che non ti aveva concesso le ali del-