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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/229


Una giovinezza del secolo XIX 203


glio forse peggio. Al pari dell’albero l’uomo nasce con una struttura propria, direi un temperamento, a cui il terreno più o meno favorevole, concede il più o il meno sviluppo. Anima ardente, ma pensosa e incline alla meditazione, una esistenza di gioia avrebbe probabilmente isterilita la mia attitudine al raccoglimento; obbligata invece a cercare in me stessa quella ragione di vivere che è il diritto di ogni creatura, obbligata a reggermi da sola, a parlare con me sola, ad alimentarmi da me, feci come uno che esiliato su un palmo di terra, non potendo espandersi in ampiezza, scava in profondità. Questo confronto me ne suggerisce un altro; somigliavo anche per molti versi al palombaro che, lasciandosi dietro lo splendore del sole e il tumulto della vita, scende silenzioso con una maschera sul volto verso ignorati abissi.

La mia maschera era tutto quello che si vedeva di me, e giudico mi coprisse molto bene perchè nessuno, nel breve cerchio delle nostre relazioni, sospettò neppure lontanamente, che io potessi divenire una scrittrice; anzi, molti anni dopo, allorchè si conobbe il mio nome, io lessi su alcuni volti una sorpresa non scevra di incredulità. Veramente non lo sapevo neppure io, non ci pensavo. Il grande romanziere Balzac, a cui la gloria