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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/222

196 Una giovinezza del secolo XIX


mezzo all’aria, libera sotto il cielo, conferiva alle mie membra una leggerezza alata che mi portava in alto; sollevavo le braccia come per un volo e gridavo forte: — Dio! Dio! — per udire il suono della mia voce, per fissarlo nell’eco della valle. Tempo di primavera e quindici anni.... I sentieri laggiù erano sempre deserti, ma già l’amoroso fantasma dei sogni giovanili batteva alla porta suggellata del mio cuore; esso mi seguiva ancora senza volto e senza nome, col misterioso potere del profumo che annuncia la vicinanza del fiore. Non amavo; eppure pensieri d’amore mi attraversavano la mente e mi turbava in modo dolcissimo il sapere che a poca distanza dalla Sonna scorreva parallelo un altro torrente chiamato Sonno e che entrambi dopo quella corserella "in vicinanza coraggiosa e monda" si riunivano sotto l’arco di un ponte, altare e talamo, per uscire dall’altra parte, fusi in un torrente solo. — Come tutto ciò è bello, nevvero? — chiedevo alla zia Carolina e la zia Carolina con una sua intima letizia rispondeva di sì. È passato mezzo secolo e tanti dolori insieme e tanti disinganni; ma se chiudo gli occhi rivedo Caprino in un raggio di sole.

A Caprino ebbi anche la rivelazione di fiori che non conoscevo. I primi fiori che ricordo li