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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/196

170 una giovinezza del secolo XIX


nano alticci dalla fiera; gli uomini insaccati in certi panni che sembrano lo spoglio del basso personale di una compagnia equestre; le donne spettinate, senza busto... Oh! ritratto di Beatrice d'Este così severamente agghindata in una rete di perle; gemme sfolgoranti e trine meravigliose di Maria de' Medici; pettinatura da dea che sorreggi le chiome fluenti di Lucrezia Tornabuoni, che figura faranno accanto a voi nelle pinacoteche dell’avvenire le sembianze ultra democratiche di questi ultimi rappresentanti dell’imperialismo ad oltranza?

Una delle buone qualità antiche era anche il giusto senso del risparmio praticato serenamente come un dovere, non solo, ma anche con quell’amore della tradizione che ci affezionava alle argenterie di famiglia, ai mobili, ai ritratti come a un tenero e sacro ricordo. "La spada di mio padre, la croce di mia madre" è una frase che ora fa sorridere; ma si ha torto, poichè essa conteneva un principio di felicità e di sicurezza che le famiglie moderne non conoscono. Nata alla metà di un secolo, che divise nettamente due società e cresciuta in un ambiente di provincia, il quale arretrava il progresso di venti o trent’anni almeno, sono certo un ben raro testimonio sopravissuto al