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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/163


Una giovinezza del secolo XIX 139


ne avevano tutti quelli che lo avvicinavano; ma l’ottuso bacherozzolo, che io ero sempre, non lo conosceva ancora. Furono tutti gli uomini incontrati lungo i sentieri della vita che mi rivelarono veramente chi fosse mio padre, il suo valore morale, la purezza de’ suoi sentimenti, la tempra adamantina della sua coscienza. Non è che manchino uomini di incorrotta moralità, sentimenti puri e coscienze oneste; quello che non ho trovato più dopo mio padre (o in numero di sola eccezione) è l’uomo intero, l’armonia assoluta fra ingegno e costumi, in una parola l’esemplare. Io vidi, e ancora il cuore ne soffre, talenti insigni guasti dalla vanità, dall’invidia o dalla sete dell’oro o dalla tabe del vizio; vidi in anime gentili incredibili leggerezze; in promettenti intelligenze assenza di ideali; e sempre e dovunque nei curatori delle vergini anime infantili, padri e maestri, l’insufficenza di ogni criterio educativo soffocato nella volgarità, nel materialismo, nel non saper dominare le proprie passioni.

Mio padre era un silenzioso, ma nelle poche parole che profferiva non perdeva mai di vista i figliuoli che udivano, per cui posso dire che la nostra educazione morale, mia e dei miei fratelli, venne fatta non a mezzo di prediche, ma con