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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/119


Una giovinezza del secolo XIX 95


riflessione e prima ancora abbiamo la sensazione che ci avverte; ma appunto in quei primi tasteggiamenti della coscienza, che cerca la sua strada, io mi sentivo sicura, come in una proprietà tutta mia, una specie di torre inaccessibile. Tale resistenza passiva inaspriva forse l’avversione di quella donna, ma non potevo far altro. Ho già esternato la mia ripugnanza per le attitudini ribelli; le mortificazioni, colle quali sperava di umiliarmi, si spuntavano contro la muta remissione, che ella chiamava indifferenza. Oh! come avrei potuto rimanere indifferente? Io soffrivo sin nel profondo dell’essere di una sofferenza sottile senza lagrime, una sofferenza che era piuttosto una mite tristezza e questa tristezza si appendeva da sè a guisa di un velo fra me e il mondo. Suonava la diana della vita sulla mia primavera al sole, ma gli stessi raggi del sole si impigliavano nelle maglie di quel velo. Dicono tutti che la gioventù è un tesoro; la mia, quando mai, fu tesoro sepolto.

Quella cara anima onesta, che fu Edoardo Rod a proposito delle tristezze della sua infanzia, diceva: "Oh! ces premières impressions nous façonnent à jamais! Ce sont elles qui donnent le ton à toute notre existence, elles peuvent nous rendre à jamais incapables de bonheur, elles creusent