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Cambiava spesso e nelle ultime ventiquattro ore lo si era visto passeggiare con una signora dai capelli tinti in giallo.

Giulia sapeva tutte queste cose. Amici zelanti le raccontavano in confidenza alla signora Chiara, e l’ottima creatura non avrebbe taciuto se le avessero mozzata la lingua. Ella pensava che era meglio aprire gli occhi a quella povera ragazza — ma la povera ragazza li aveva aperti pur troppo e non v’era pericolo che tornasse a chiuderli.

Olimpio, veramente, aveva fatto qualche tentativo per sorprendere la buona fede di sua moglie. Fra gli altri le aveva scritto una lettera disperata confessandole che si trovava in una miseria estrema, che lo zio Prospero tornato da Nizza adiratissimo non aveva voluto riceverlo: tutti i suoi sforzi per farsi dare una somma che lo mettesse in posizione di accomodare le sue faccende e partire per Testerò erano andati falliti. Due o tre frasi esaltate palesavano l’eccitazione di un uomo che si vede abbandonato da tutti e che è pronto alle più pazze risoluzioni. Terminava con un caldo appello al loro amore d’una volta, a sentimenti, se non d’affetto, di compassione e d’umanità scongiurandola a recarsi dallo zio Prospero e tentare di commuoverlo in suo favore.

Giulia non amava più suo marito — ma era buona,