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XV.

Dopo poche settimane Giulia si accorse di avere già sfruttato le novità della campagna.

Novembre si avanzava freddo, uggioso, col suo corteggio di nebbie, di venti e di pioggia. I pioppi, vedovi di foglie, lasciavano nuda e deserta quella vecchia casa, dalle cui tegole consunte filtrava l’acqua lungo i muri, disegnando striscie umidiccie nel salottino ove Giulia s’era ritirata al primo comparire del cattivo tempo.

Dalle finestre l’occhio spaziava sui campi devastati e sui sentieri deserti; il passo pesante di un contadino e il muggito di qualche bue condotto al macello rompevano soli il silenzio di quelle vaste pianure lombarde, così fertili ma così monotone.

Olimpio non era mai in casa: la visita obbligatoria al podere, impartire ordini, sorvegliare i lavori della seminagione, questa o quella cosa, un affaruccio, un