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Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/184

176 Parte quarta.

mossi i primi passi nel labirinto; ma ad ogni passo era un disinganno. Non che il pubblico mi fischiasse — pochi giovani hanno la fortuna di trovare aperta come io trovai la strada della gloriuzza contemporanea — ero io che perdevo la fede nel pubblico; io che comprendevo come fosse ristretto quel mondo che m’era apparso sì sconfinato; io che non trovavo l’orizzonte abbastanza vasto, abbastanza puro, e mi sentivo fuggire l’ideale.... Quand’ebbi pubblicato il mio volume: È tutto qui? esclamai fermandomi a contemplarlo dietro i freddi cristalli della vetrina dell’editore. È tutto quì il mio lavoro?... le mie ansie, le mie veglie, i miei sudori, i miei strazi, i miei sogni, i miei dubbi, le mie lotte? No, neppure la millesima parte di quanto avevo sentito, di quanto avevo sofferto, di quanto avevo amato palpitava in quelle pagine: no, la mia anima non vi era stata trasfusa, e il pubblico che lo affermava era un imbecille. Io lo avrei stracciato quel libro, io lo odiavo. Come l’ebra baccante che prima ci seduce e poi ci nausea, la mia opera idolatrata, innanzi che si concedesse, mi ributtava vista là, su quelle tavole del commercio e della speculazione col prezzo scritto accanto al suo nome ed al mio. E poi quando ven-