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Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/178

170 Parte quarta.


Versi di Giovanni? No; erano firmati Leonardo Guerra. Come mai Giovanni avrebbe fatto dei versi? Ma e allora perchè mandarli? Non sarebbe stata di miglior gusto una parola, una sola parola sua?... Editta ebbe occasione di mettere ancora alla prova il suo amore reprimendo un attuccio di dispetto, e disillusa, sì, ma rassegnata, lesse i versi. Sembravano un seguito a quei primi versi all’ideale che l’avevano tanto impressionata: in questi il poeta alzava un grido di giubilo — l’ideale era trovato, le anime gemelle si erano incontrate.

— Felici loro! — esclamò Editta, vinta senza saperlo da un sentimento indefinibile di mestizia. — Devo ringraziare Giovanni — pensò poi — egli ha creduto di farmi piacere: la circostanza si attagliava ai versi e i versi alla circostanza... Animo, animo, egli è un buon ragazzo, ed io sono una pazzerella senza cuore.

Levò una camelia dal paniere e se la pose tra i capelli; mise i versi in tasca, cantò, girellò, per l’andito e per la corte finchè tutta sorpresa vide Giovanni ritto accanto al cancello del giardino.

Quando era entrato? Nessuno lo sapeva, perchè non c’era nessuno a zonzo in quel giorno.