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Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/158

150 Parte terza.

tro a lei, le fecero sollevare gli occhi. Giovanni le stava vicino, pallido immobile. Le tracce di una notte insonne solcavano le sue guancie; i suoi sguardi mestissimi portavano l’impronta di un immenso dolore nobilmente sopportato.

Si guardarono entrambi senza aprir bocca; lei vermiglia in mezzo alle lagrime, lui bruno sotto la pelle bruna. Fu un momento solo, ma vi concentrarono l’eloquenza di due secoli.

Chi parlò pel primo? Chi tese le braccia? Chi domandò? Chi rispose? Quale fu il più felice fra i due?

Rotte parole e sospiri, strette di mano da non finire mai, riempivano la lacuna che il bacio ognora tremante sulle loro labbra e mai concesso lasciava nei loro desiderii. No, non mai concesso neppure in quegli istanti di dolcissimo delirio; mai chiesto quantunque la bocca amata sfiorasse quasi la sua, ed egli dovesse chiudere gli occhi per frenarsi.

— Giovanni — disse la fanciulla con accento di nobile modestia — darle il mio amore era poco; le ho sacrificato il mio orgoglio, e per questo sacrificio spero di essere perdonata.

Egli volle interromperla, ma internamente era contento della confessione; il suo maschio cuore