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Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/130

122 Parte terza.

calza e mettendosi a lavorare zitta zitta. Solo gli occhi, che l’occupazione meccanica non vincolavano molto, erravano sereni e soddisfatti intorno alla camera, lungo i muri tappezzati di carta celeste, negli angoli coperti di fiori, sui pizzi aerei e ondeggianti delle cortine.

Le pareva tutto un sogno — un sogno giovanile come ne aveva fatti tanti nel buio sottoscala di suo fratello... come non credeva di farne più.

A poco a poco la buona zitellona diventò di casa. Rachele, viziata da lei, non poteva starne senza un’ora; Bruno capiva che una madre non avrebbe potuto fare di più — e Margii, ah! Margii con quel fine tatto che la distingueva aveva subito fiutata la donna di governo, la massaia economa e intelligente. Erano seguìti parecchi colloqui ove le due parti si edificavano a vicenda, e tutto ciò produceva la massima felicità di Amarilli, che non avrebbe mai osato chieder tanto al destino.

Non era, a dir vero, una felicità molto assicurata. Che Rachele morisse ovvero guarisse, l’an-