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Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/117


Sulle rive della Sonna. 109

la Sonna spumeggiava fremendo contro le rive vestite di muschio, bagnando i panporcini: Egli la contempla, pensava, come la contemplo io.

Un’ebbrezza infinita la rapiva; una voluttà dolce, come se avesse bevuto dell’oppio e la fantasia eccitata la portasse, quasi dormente, nel paese delle chimere e dei sogni azzurri.

L’indomani di quel bel giorno il signor Giovanni comparve, cara ombra evocata tutta la notte, e con un leggero imbarazzo cercò scusarsi della sua visita.

Editta arrossì molto scontrando gli occhi di lui che raggiavano di cento liete scintille.

Bruno, accasciato e stanco gli tese la mano in silenzio; la malinconia del povero padre gettò un riflesso sul sorriso dei due giovani, che non osavano parlare — ma tacendo si guardavano, e per questa via innocente e perfida penetrava più che mai nei loro cuori l’estasi del primo amore, quell’estasi inconsapevole che la più completa ignoranza da una parte, e dall’altra un nobile ritegno, circondava di una nebbia vaporosa, indistinta, celeste.