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— Ah! Orlandi? — esclamò Teresina. — Se avessi saputo che era Orlandi lo guardavo meglio.

Si spinse con tutto il capo fuori della carrozza; ma il sediolo, già lontano, non appariva più che a guisa di un punto nero in mezzo alla polvere.

— Ne hanno parlato tanto l’anno passato, quando ci fu l’innondazione — riprese Teresina, con una inflessione di rammarico, per non averlo veduto.

Il meriggio scendeva, ardente, su tutta la campagna. Bruciava il sole, bruciava la polvere; sul verde della pianura si stendeva un leggero strato incandescente, come oro fuso, grave è monotono in quell’ampiezza solenne della valle del Po, sotto il cielo uniforme, latteo. Non un grido d’uccello, non un fruscio d’ali, non un canto di villanella; dovunque il silenzio altissimo del mezzogiorno, il silenzio dei campi abbandonati, della natura riposante, dei boschi muti e misteriosi.

Teresina rinnovò la sua domanda:

— C’è molto?

E questa volta la zia rispose:

— Poco.

Quando, a Marcaria, abbassarono il ponte levatoio e la carrozza passò l’Oglio su quell’arnese irruginito, poco mancò che Teresina non gridasse