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— Lascia dire. Siete tutte così, benedette ragazze, e non volete mai approfittare dell’esperienza di quelle che ne sanno piú di voi. Si ha un bel dirvi: non cercate la bellezza del marito, non cercate l’aria sentimentale, non cercate l’eleganza, non cercate la poesia... sono corbellerie, razzi, fuochi fatui. Ma che! Finché non ci date dentro il naso...

— Però la mamma — interruppe Teresina, colla vivacità di chi crede aver trovato una buona ragione — sposò il babbo perché ne era innamorata.

La bocca, discretamente maliziosetta, della pretora si inarcò ad un sorriso tale di compassione ironica, che non sarebbero occorse altre spiegazioni. Tuttavia volle aggiungere:

— Domanda a tua madre se è stata contenta. Ha mangiate piú... Basta, mi faresti dire uno sproposito.

— E lei? — arrischiò timidamente Teresina.

— Io? Oh! le ho avute anch’io le mie disillusioni; ma quando vidi che gli anni passavano, sposai il pretore, che era allora cancelliere, che di illusioni me ne poteva dar ben poche… e che per compenso, mi diede un figlio tutti gli anni.

Il linguaggio un po’ brutale della pretora faceva, tratto tratto, trasalire la fanciulla. Ella rifletteva ora a tutti quei figli nati senza amore, mentre nel suo cervello stava fissa l’idea che i figli sono un pegno d’amore.