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agitata, sedette sulla stessa poltroncina che aveva occupata Senio e si pose a toccare macchinalmente i piccoli oggetti sparsi sul tavolino; la bomboniera, il ritratto, il tagliacarte... Sollevò questo fino all’altezza della bocca, esitò, resistette, vinse e lo depose precipitosamente, come se le scottasse le mani.

Allora le venne in mente di guardar dalla finestra, donde vide Senio che si allontanava tra la luce crepuscolare, e stette lì pensosa. Tornò poscia accanto al tavolino, aprì il cassetto, ne tirò fuori un fascicolo di foglietti legati insieme a modo di Agenda e lesse le sue memorie incominciate, giusto per una curiosa combinazione, un anno prima:

«Alla Villa, 25 febbraio. — Il bisogno di solitudine non è un capriccio, come pensano forse le mie amiche, alle quali non par verosimile ch’io venga a chiudermi qui mentre nevica. Quando si è soli nell’anima, non è meglio star soli anche di fuori?