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Beniamino. 241


Bisognava vederlo, quanti lazzi sapeva inventare! quante canzoni!

Naturalmente dovette smettere di uscire la sera, perchè la sua presenza in casa era quasi indispensabile; così vide scemarsi una fonte di piccolo, ma sicuro guadagno.

Roberto aveva scritto a suo padre, partecipandogli la nascita dell’erede, ma il fiero salumaio non si era degnato di rispondergli.

— Appena posso reggermi in piedi, diceva Valentina singhiozzando, andrò io a chiedere misericordia da quei tuoi barbari genitori.

— Tu non lo farai, Valentina, no, piuttosto la morte.

— Io sono la cagione del loro odio, a me spetta placarli.

— No, cuor mio, tu sei una vittima innocente del mio amore che ti ha travolta in una miserabile esistenza. Sono un disgraziato; non posso nemmeno dare del pane alla mia famiglia.

Quando Roberto si abbandonava così alla disperazione, Valentina asciugava prontamente le lagrime, tentava sorridere e lo accarezzava, facendogli coraggio.

— Abbi pazienza, vedrai, i tempi cambieranno, non la può durare sempre a questo modo!

E Beniamino rimestando con un cucchiaio di legno la pappa del bimbo, mormorava tra sè:

— Certo, così non la può durare!

     Neera, Novelle gaje. 16