Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/108

98 Novelle gaje.


prabito azzurro e mi posi a contemplarlo attentamente.

Il mio soprabito azzurro e me siamo vecchi amici e lo saremo fino alla morte — la sua a preferenza della mia.

Ho fatto questa spesa rilevante nell’occasione di una eredità; l’occasione fa l’uomo prodigo.

Avevo ereditato seicentosettantacinque lire, che divise coi miei nove fratelli risultarono settantacinque lire a testa — prezzo esatto del mio soprabito azzurro.

Allora era tagliato all’ultima moda, serrato in vita, col bavero alto, le maniche strette, terminate con due bottoni, altri due bottoni di dietro a quel posto

Che non è gamba ancora e il dorso muore...


e finalmente dieci bottoni sul petto che lo stringevano così perfettamente sul mio corpo da parere una cosa sola con esso.

Accompagnandomi nelle fasi massime della vita, testimonio de’ miei trionfi, compagno alle mie avventure e confidente discreto delle mie buone fortune, quel soprabito risvegliava nel mio cuore cento gradite rimembranze.

Il primo giorno che lo avevo indossato, entrando da un barbiere per farmi radere, mi sentii chiamare monsieur; e madame che stava dietro al banco rassettando della polvere di riso mi gettò uno sguardo languidamente espressivo.

È bensì vero che quel taglio succinto alla militare conferiva ai miei fianchi una nobile eleganza e una