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una vera gioia aspra, profonda, che la scosse dalla testa ai piedi. Terminò il sorriso, prima abbandonandosi indietro mollemente, sicura, assaporando il suo trionfo; poi rizzandosi di scatto tentennando il capo, ripetendo: — Sbaglia, sbaglia! — cogli occhi sempre fissi, dentro cui brillava ancora la fine del sorriso.

— Detestabile civetta — pensò Calmi — e si rifece di ghiaccio.

Buttata sul parapetto del terrazzo, Lydia tornò a guardare la luna, mormorando:

— Nulla, nulla, non c’è nulla.


Il resto della notte lo passò in ginocchio, davanti a un’ottomana dell’albergo, dove donna Clara si era sentita male improvvisamente.

Lydia non aveva mai visto un ammalato, ella stessa non era mai stata ammalata seriamente, il suo pensiero non si era mai posato a contemplare una infermità, ignorava perfino il nome delle malattie più comuni. Il