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un bel caso 129


Ma quando il garzoncello giunto ai sette anni fu mandato a scuola dove non sempre riportava i primi punti, ed anzi il quaderno delle classificazioni riempivasi troppo sovente di note di biasimo, la Luigia si disperò sul serio gridando che nella sua famiglia non vi erano mai stati discoli. Una signora che era venuta quell’anno a villeggiare nel paese la calmò dicendole che buon sangue non mente; quindi si desse pace, col tempo e colla pazienza il monelluccio non avrebbe mancato di divenire così bravo e dabbene come la mamma sua. Questo ragionamento persuase la Luigia, la quale di suggestione in suggestione se ne venne a credere fermamente di averlo ella stessa messo al mondo; e siccome pare che basti una gran fede per trascinare la gente, nessuno si metteva a contradirla quando ella enumerava le somiglianze che il fanciullo aveva sia con lei sia con Battistin del Fico, passato a miglior vita già da qualche anno.

Molte leggende non hanno una base più solida.

Intanto il garzoncello era diventato un giovinotto ed essendosi messo a bottega da falegname nella città vicina vi aveva preso moglie, portandosi in casa naturalmente la