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arte antica 279


Gli altri mesi dell’anno don Luigi li passava a Milano, a Roma a Parigi, con una forte propensione per quest’ultima città. Era un giovinotto comune, nè migliore nè peggiore del primo capitato, senza aspirazioni, senza bisogni morali, che si trovava ben contento di aver ventimila lire di rendita e che le spendeva allegramente.

Alla villa egli faceva penitenza, non sapendo mai come raggiungere l’ora del pranzo, sazio fin sopra i capelli di Stresa, di Baveno e di Pallanza, dove non vi sono nè attrici nè clubs, e dove la sola emozione sperabile è di ammazzare di tanto in tanto un cavallo facendolo correre sulla via del Sempione — e ancora ce ne vuole, essendo quella via così piana e così liscia!