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Alle vive preghiere del suo amico, Daria acconsentì di cedergli la custodia della morta, ed ella si ritirò per riposare un poco.

Il giorno seguente, tutto il paese correva ai funerali della Tatta; la maggior parte meravigliavano che una donna, così robusta, avesse cessato di vivere repentinamente, e in questa occasione la signora Ernesta sentenziò, che le persone forti sono appunto quelle che muoiono più in fretta delle altre.

Quando il corteggio funebre passò sotto le finestre della signora Luigina, fu vista la povera inferma rizzandosi contro i vetri dietro gli arabeschi di carta e mandare baci e benedizioni a colei che le era stata più che amica, sorella e benefattrice unica. Tutti furono d’accordo nel dire, che era una scena commovente.

Poi, un po’ alla volta, il paese dimenticò la vecchia Tatta, e la sua memoria si ridusse nelle quattro pareti della casa nera, compagna invisibile e costante alla solitudine di Daria.

C’era un’altra persona però che non dimenticava.

Matilde, dopo quella notte tremenda, si era affatto mutata. Non faceva più bizzarrie, non si chiudeva nella sua camera fantastica e svogliata; stava abbasso lavorando anche lei vicino a Da-