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vorrei che fosse principalmente buono e poi affezionato, devoto e compiacente anche, disposto a sopportare i miei difetti — perchè non è questo il maggior pregio dell’amicizia: compatirci reciprocamente?

— Ho il dispiacere di dovervi contraddire ancora. Direte che la colpa è mia, ma ciò non mi impedirà di pensare che è vostra. Cara cugina, avete delle idee orribilmente tarlate. Pare impossibile che una così graziosa testolina racchiuda un simile museo di ferravecchi.

— Come? La bontà, la devozione, la fedeltà, la tolleranza, la compiacenza...

— ...la gentilezza, la pazienza e aggiungiamone pure ancora una mezza dozzina, delle vostre virtù, vedete che le conosco; ebbene non sono queste le qualità della vostra cameriera (come si chiama? Brigida, mettiamo) e di quell’ottimo Pietro che venne ad aprirmi l’uscio e che si ricorda di avermi visto piccino?