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la nostra casa le è sempre aperta, e i nostri cuori pure, non è vero, Dora?

Chi non cercò punto di dissimulare la propria contentezza fu la madre d’Aurora. Ella mi fece dei complimenti sinceri sulla mia risoluzione; disse che una ragazza povera, se non trova marito — e i mariti sono rari — va incontro a una esistenza travagliata, piena di sconforti e di umiliazioni. Soggiunse che il lavoro nobilita, che offrendoci uno scopo alla vita ci riconcilia con noi stessi, dissipa i malumori, ci rende più buoni e più giusti.

Mi meravigliai un poco che, in mezzo a tante virtù enumerate dalla vecchia signora, ella non mi dicesse anche che il lavoro cambia la faccia e sostituisce a una fisionomia poco amabile tutte le seduzioni della bellezza.

Negli ultimi giorni Aurora era sempre con me; mi colmava di dolcezze; si sarebbe detto che nel suo animo così giusto ella cercava i più piccoli torti del passato per compensarli e farmeli dimenticare.

Il mattino della partenza feci colazione sola col babbo e con Aurora; i ragazzi giocavano in giardino sotto i grandi alberi che l’autunno sfrondava lentamente. Eravamo muti tutti e tre, pieni di