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e la contessa d’houdetôt 201


carono anzitutto in famiglia, avendo ella amato sinceramente le sue cognate, una delle quali morì presto; ma l'altra, la vivace Mimì, il raggio di sole della famiglia, creatura di fascini e di capricci, che a dodici anni componeva versi e a diciotto venne così male maritata al conte d’Houdetôt, le fu sempre unita con vincoli di tenerezza sincera. Trascorsero le loro esistenze come due ruscelli paralleli e in molti punti somiglianti, non intorbidati mai dalla gelosia o dall’invidia, all’ombra dei medesimi alberi, più felice certo la d’Houdetôt che potè cogliere almeno il fiore raro di un vero amore e scusarne la irregolarità con mezzo secolo di costanza.

L’amore grande, ardente, l’amore bello e profondo che giustifica tutto, che sparge un raggio di idealità anche sul peccato, la signora d’Épinay non lo conobbe. Svanite, non certo per colpa sua, tutte le illusioni che si era potuta formare sul cugino marito, accolse a poco a poco un sentimento di simpatia per un uomo già messo alla moda dai successi galanti e che, appoggiato alla bellezza, all’eleganza, ad una educazione squisita, a un tatto